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| ATTUALITA' DELLA BONIFICA |
La bonifica è un indispensabile e perenne progetto-processo, autogestito e autogestibile, del rapporto terra/acqua sul territorio utilizzato dall'uomo a fini economici, prevalentemente agricoli, con indissolubile conseguente beneficio per l’intera collettività. |
La perenne azione di bonifica trova proprio in Emilia-Romagna la testimonianza di una realtà difficilmente comparabile con altre per l'imponenza delle realizzazioni e per l'ampiezza dei risultati conseguiti. Oggi la gente si immagina la pianura emiliano romagnola, la classica «bassa», piatta come un tagliere; essa è invece ricca di dislivelli, di gobbe e di gibbosità. La realtà territoriale dell'Emilia Romagna è stata profondamente segnata, nel suo aspetto fisico, dalla secolare azione dell'uomo.
Geologicamente giovanissime, le terre della nostra Regione recano infatti ben visibili i segni delle lunga lotta che l'uomo ha condotto, fin dal suo primo insediamento, per conquistare prima e salvaguardare poi i livelli di sicurezza e di piena fruibilità delle risorse ambientali, che la natura ha qui dispensato in misura certamente ampia, ma pesantemente condizionata sia da una estrema variabilità degli assetti che da un difficile mantenimento degli equilibri raggiunti. La grande impresa di bonifica che nel corso del XIX secolo permise il recupero dei territori depressi a margine del corso del Po valse parole di ammirazione del poeta Ungaretti: |
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«Ora ammiro di più l'uomo. Dicevamo che questo era il campo di battaglia dei fiumi e del mare. Diciamo meglio che la bonificazione di questa plaga è un'altra meravigliosa testimonianza della fatale ansia dell'uomo di umanizzare la natura». |
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Oggi, purtroppo, il solido patrimonio delle generazioni vissute in epoca preindustriale, rischia di perdersi nel contesto di una cultura della tecnologia e del consumo che trascura e dimentica il suo debito verso l’agricoltura e la bonifica nei suoi riflessi sull’intera collettività. Si è venuta delineando, a molti livelli di responsabilità, anche pubblica, la convinzione che il suolo non sia altro che una semplice estensione superficiale, utile per gli insediamenti urbani e industriali, dannosa per le distanze e il problema dei collegamenti, che tutto sommato non richiede attenzioni particolari se non per generici pericoli che i capricci della natura possono riservare. |
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Ma il processo storico che attraverso l’acquisizione di conoscenze e tecnologie ha consentito all’uomo un “comodo e sicuro” insediamento nonché una proficua utilizzazione dei terreni, non è un fatto naturale, consolidato e perciò immutabile. Prima o poi, continuando a trascurare l’evidenza dei fatti, potremmo trovarci travolti dal rovinoso alterarsi dei delicati equilibri ambientali realizzati nel passato. |
Affrontare oggi la descrizione della bonifica visibile, misurabile e valutabile è una necessità culturale e politica per informare e quindi consentire una corretta conoscenza che consenta di ricollocare la bonifica al centro del territorio e il territorio al centro della organizzazione sociale. Se è abbastanza naturale collegare il termine “bonifica” al concetto del prosciugamento delle terre, non altrettanto immediato può apparire il collegamento con l’irrigazione, mentre proprio nelle complementarietà di queste due azioni e degli altri interventi di valorizzazione produttiva del suolo a fini agricoli, trova fondamento la «bonifica integrale». Così le terre della nostra pianura risultano intersecate da una rete di canalizzazioni, parte destinata a raccogliere e ad allontanare le acque eccedenti e parte destinata invece a trasportare e distribuire l’acqua per l’irrigazione quando è indispensabile per l’agricoltura. |
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Ma le opere, la loro costruzione, il loro esercizio e la loro manutenzione non esauriscono la bonifica. Sarebbe bello che una volta fatte le opere ai Consorzi non rimanga che la gestione ordinaria di una macchina complessa ma efficiente. Ma così non è mai stato né mai sarà: la bonifica è un’attività perenne che opera in una realtà in continua evoluzione ed esige costante adeguamento a nuove esigenze e mutate condizioni. L’industrializzazione e l’accentuata urbaniz-zazione dell’ultimo cinquantennio hanno modificato tutti i parametri d’uso del territorio, che per secoli avevano caratterizzato la realtà dell’Emilia-Romagna e sui quali era stato progettato il sistema delle opere di bonifica, essenzialmente basato sul meticoloso calcolo delle quote e delle pendenze dei canali necessarie a garantire il regolare flusso delle acque nelle direzioni volute. |
A ciò si aggiunge il sempre più grave fenomeno della “subsidenza”, il progressivo abbassamento dei terreni che provoca notevoli differenze di quota tra i preesistenti livelli del suolo e quello del medio mare. Ciò provoca effetti particolarmente vistosi nei territori ravennati e ferraresi, che vanno sempre più estendendosi a vaste aree del bolognese e di altre province. Ne consegue la progressiva crisi delle opere e dei sistemi realizzati, che denunciano sempre più vistose perdite della loro «officiosità», cioè della rispondenza ai fini per i quali le opere stesse furono costruite, calcolabili allora sui ritmi agricoli plurisecolari e non certo sull’impensabile tumultuosa rivoluzione industriale e di costume del XX secolo. Affrontare la dimensione e le caratteristiche degli aggiornamenti necessari a dare piena funzionalità alla bonifica della nostra Regione è compito di chi – in termini di programmazione e finanziamento - deve provvedere a ripristinare l’officiosità perduta di tante opere. |
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Certo è che i Consorzi di Bonifica non possono essere eletti colpevoli di quello che succede, in pianura e in montagna, per effetto dei mutamenti d’uso del territorio. A nessuno può sfuggire quanto sia cresciuto, rispetto al passato, il peso degli effetti di parziali ristagni d’acqua o di pur brevi allagamenti che inevitabilmente andranno a ripetersi con sempre maggior frequenza qualora non si voglia provvedere ad adeguare l’esistente rete di bonifica alle mutate condizioni d’uso ed alle nuove esigenze del territorio. Se si riconosce alla Bonifica la natura di una realtà in continuo divenire, occorre prendere coscienza che essa è una esigenza perenne che richiede interventi costanti, puntuali e significativamente impegnativi, sia per la parte di competenza pubblica che per quella di competenza privata. La bonifica in Emilia-Romagna è un dato di fatto ineludibile sia per quanto essa ha realizzato, della cui allarmante inadeguatezza attuale non è più possibile fingere ignoranza, sia per quanto essa deve ancora realizzare, del cui ritardo qualcuno dovrà pur rispondere. Si è detto che il successo della bonifica ha cancellato il ricordo delle condizioni preesistenti, ma non si creda che i risultati conseguiti siano un dato irreversibile. Anche in bonifica stare fermi equivale ad arretrare, e ciò in misura maggiore quando tutti il resto è in continuo sviluppo. |
Così se da un lato è giusto chiedere ai privati – agricoli ed extra-agricoli – la partecipazione delle spese con una contribuenza adeguata al beneficio, diretto ed indiretto, che gli immobili traggono dalla bonifica, altrettanto è giusto chiedere al potere politico di farsi carico, in modo certo, programmato e continuativo, di quella parte degli oneri per la manutenzione e l’esercizio che sono riferibili al beneficio generale ritratto dall’intera collettività, non meno che degli oneri per la realizzazione delle nuove opere pubbliche necessarie al completamento dell’adeguamento costante della bonifica stessa. Se il buon governo del territorio si realizza anche attraverso una corretta azione di bonifica, non vi è dubbio che tale azione esige una precisa certezza del diritto. Si impone perciò il supporto di una legislazione organica ed accurata che trovi fondamento su una chiarezza di concetti, di obiettivi e di strumenti. E’ difficile negare che, a quasi cinquant’anni dalla sua emanazione, la legge sulla bonifica del 1933 reclami quelle verifiche e quegli aggiornamenti che le attuali o le future prospettive possono suggerire; non si può tuttavia dimenticare che la bonifica non è solo una realtà tangibile e quindi ineludibile, ma è anche un patrimonio giuridico previsto e accolto nella Costituzione italiana. |
Di tale realtà deve necessariamente tener conto sia il legislatore nazionale che quello regionale. |